
Alla scorsa edizione di Artissima, la galleria Zaza’ presentava Hospital, dell’artista Shaan
Bevan, una serie di disegni a matita su carta disposti su strutture
metalliche che evocano pareti mobili d’ospedale. Un ambiente sospeso tra lo spazio clinico e
quello contemplativo, dove la superficie del mare diventa un campo visivo e mentale di
espansione.
La mostra ad Artissima: tra spazio clinico e visione contemplativa
Il lavoro di Shaan Bevan nasce da un’esperienza personale di malattia, da un corpo cambiato
e ridefinito dalla cura. I suoi disegni, realizzati con una precisione quasi ossessiva,
trasformano quella tensione tra fragilità e rinascita in immagini di luce e movimento. Da
vicino, ogni segno sembra dissolversi; da lontano, tutto si ricompone in un mare che vibra e
ondeggia.
In Hospital, il mare non è un luogo lontano ma una condizione del corpo: una materia fluida
che racconta il desiderio di andare oltre i propri limiti. L’installazione richiama lo spazio
dell’ospedale ma lo trasforma in un luogo di riflessione e possibilità. Al posto della rigidità,
trasparenza; al posto del controllo, movimento e vita. Così, il corpo e il limite si toccano, e la
fragilità evolve diventando energia.
Shaan Bevan e l’arte come conforto alla sofferenza
“Sono molto curiosa di sapere perché certi ambienti o materiali hanno la capacità di curare
la sofferenza… Guardare il mare, ad esempio, può essere un’esperienza estremamente
potente… È tutto legato al mio desiderio di portare conforto alla sofferenza”, racconta
Bevan.
Le sue parole raccontano un’arte che trasforma la visione in esperienza. Il mare, nei suoi
lavori, non è immagine ma energia: un punto d’incontro tra corpo e mondo, tra chiusura e
desiderio di libertà.
L’illusione ottica come esperienza emotiva e percettiva
A colpire è la precisione con cui l’artista costruisce immagini che, al primo sguardo,
sembrano tridimensionali e fotografiche. Bevan porta il disegno a matita fino al limite
dell’illusione ottica: da lontano, l’unione dei segni si accende e cambia forma, generando
riflessi di luce suggestivi. Ma quando l’occhio si avvicina per capire, resta sorpreso: in quella
scoperta si apre un tempo di visione più lento, quasi meditativo.
L’illusione non è un inganno ma un’esperienza: invita a guardare con più attenzione e più a
lungo.
La luce che cattura e sospende lo sguardo è come un miraggio capace, per un istante,
di dare sollievo.




